La Bona Dea, una statuetta di epoca romana che nel catalogo dell’asta di archeologia in programma a Palazzo Caetani Lovatelli giovedì 15 dicembre è contraddistinta dal numero di lotto 71, è qualcosa di più di un semplice blocco di marmo scolpito, ci troviamo infatti di fronte a un pezzo unico nel suo genere.

Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia, e qualcuno a cui raccontarla”, scrive Alessandro Baricco in Novecento. Beh, la piccola divinità femminile in trono caratterizzata dai simboli dell’abbondanza di storie da raccontare ne ha almeno tre.

La Bona Dea Metà III sec d.C. Alt. 45,6; lungh. 19 cm Lotto 71 dell’Asta 28 di Archeologia e Arte Antica (Roma, 15 dicembre 2016) Stima € 20.000/25.000

La Bona Dea
Metà III sec d.C.
Alt. 45,6; lungh. 19 cm
Lotto 71 dell’Asta Bertolami Fine Arts 28 di Archeologia e Arte Antica (Roma, 15 dicembre 2016)
Stima € 20.000/25.000
Vai alla scheda

Lo schiavo Callistus

La cornucopia colma di fiori e frutta che porta in mano la qualificherebbe come una qualsiasi dea della fecondità e nulla di più sapremmo di lei se non fosse per un particolare che fa la differenza: l’epigrafe, perfettamente leggibile, incisa alla base. La dicitura recita: “Callistus, schiavo alle dipendenze di Rufina in veste di actor (ossia avvocato, tesoriere, insomma un personaggio chiave nella vita di Rufina), ha dedicato questa statua alla Bona Dea, in seguito ad una richiesta della dea stessa, che gli è comparsa in sogno”. La nostra statuetta non si caratterizza, pertanto, come semplice oggetto di arredo, ma come vero e proprio simulacro dedicato a una ben specificata divinità, la Bona Dea.

La Bona Dea – particolare dell’epigrafe incisa alla base della scultura La dicitura recita: “Ex visu iussu Bonae Deae / sacr(um) / Callistus Rufinae n(ostrae) actor”vale a dire: “Callistus, schiavo alle dipendenze di Rufina in veste di actor (ossia avvocato o tesoriere), ha dedicato questa statua alla Bona Dea, in seguito a una richiesta della dea stessa, che gli è comparsa in sogno”.

La Bona Dea – particolare dell’epigrafe incisa alla base della scultura
La dicitura recita: “Ex visu iussu Bonae Deae / sacr(um) / Callistus Rufinae n(ostrae) actor”vale a dire: “Callistus, schiavo alle dipendenze di Rufina in veste di actor (ossia avvocato o tesoriere), ha dedicato questa statua alla Bona Dea, in seguito a una richiesta della dea stessa, che gli è comparsa in sogno”.
Vai alla scheda

Bona Dea… l’appellativo raro e particolare che lo schiavo Callistus riserva alla dea ha il significato generale di Grande Madre. Sappiamo che esso era riservato a un’antica e oscura divinità laziale, il cui vero nome non poteva essere pronunciato. Era una divinità arcaica e misterica, che operava pro populo: per la salute di tutta Roma. Il suo culto era prerogativa esclusiva delle donne dell’aristocrazia romana ed era celebrato in forma strettamente privata, escludendo qualunque figura maschile, animali compresi.

La moglie di Cesare e lo scandalo di Clodio

La Bona Dea rappresenta un elemento chiave della nostra identità culturale, il suo nome è infatti legato a un episodio decisivo per le sorti della Repubblica romana. Nel 62 a.C. Publio Clodio Pulcro, un giovane aristocratico dell’importante clan gentilizio dei Claudii, fu sorpreso nella casa di Giulio Cesare travestito da donna proprio durante la celebrazione del sacro rito femminile.

Non è mai stato chiarito quale fosse lo scopo della grave profanazione (forse il giovane, personaggio irrequieto e controverso e, probabilmente, amante della moglie di Cesare, voleva semplicemente introdursi presso di lei) ma è certo che il fatto suscitò un grave scandalo e che lo scandalo, come sempre succede nei momenti di grande tensione politica, venne pesantemente strumentalizzato dalle varie fazioni in corsa per il potere. In nome della Bona Dea si aprì insomma la violenta stagione di scontro che consegnò Roma a Giulio Cesare, ponendo di fatto fine alla stagione repubblicana.

La statuetta voluta dallo schiavo Callisto era destinata a un lungo percorso attraverso il tempo. Le capitò anche di perdere la testa, rimpiazzata con quella esibita attualmente, in marmo più brillante e dalle fattezze molto vicine alle raffigurazioni monetali di Tranquillina, moglie dell’imperatore Gordiano III. Siamo quindi in grado di datare almeno l’antico restauro a quell’epoca, la metà del III secolo dopo Cristo.

La Bona Dea – particolare della testa vista di profilo La testa esibita dalla scultura non è quella originaria - che andò perduta in circostanze a noi sconosciute – ma una sostituzione di restauro che presenta fattezze molto vicine alle raffigurazioni monetali di Tranquillina, moglie dell’imperatore Gordiano III. Siamo quindi in grado di datarla a quell’epoca, la metà del III secolo dopo Cristo.

La Bona Dea – particolare della testa vista di profilo
La testa esibita dalla scultura non è quella originaria – che andò perduta in circostanze a noi sconosciute – ma una sostituzione di restauro che presenta fattezze molto vicine alle raffigurazioni monetali di Tranquillina, moglie dell’imperatore Gordiano III. Siamo quindi in grado di datarla a quell’epoca, la metà del III secolo dopo Cristo.
Vai alla scheda

 

Denario di Tranquillina della Collezione Barry Feirstein

Denario di Tranquillina della Collezione Barry Feirstein – III secolo d.C.

Una piccola scultura preziosa

Venne riportata alla luce nel Settecento, nel territorio di Albano Laziale, proprio dove l’Appia Antica si approssima ai ruderi dell’antica città di Bovillae. Curiosamente, il luogo del ritrovamento ci riporta alla figura di Publio Clodio Pulcro, divenuto dopo lo scandalo (e anche grazie a un’accorta gestione di esso) una delle figure centrali del turbinoso scenario politico tardo repubblicano. A proposito del sacrilego profanatore, Cicerone, nella famosa orazione Pro Milone, racconta le circostanze della sua uccisione: Clodio fu massacrato dagli uomini del tribuno Publio Annio Milone presso il tempo della Bona Dea di Bovillae. Quando si dice la nemesi…

Alla luce dell’informazione fornita da Cicerone, il luogo del ritrovamento della nostra piccola ma, come si vedrà, preziosissima scultura ci fa pensare che essa sia sempre rimasta presso il tempio della Bona Dea, oggetto di venerazione da parte dei fedeli. Il suo destino era però quello di essere adorata anche in un modo del tutto diverso. I suoi nuovi cultori appartenevano a un contesto cronologico lontanissimo da quello della schiavo Callisto, erano studiosi e appassionati di antichità ben consapevoli di una caratteristica che rendeva il piccolo reperto un pezzo assolutamente unico: l’epigrafe.

Proprio così, la dedica voluta dallo schiavo di Rufina qualifica senza margine di dubbio la scultura come una Bona Dea e la rende pertanto l’unica raffigurazione certa giunta sino a noi di quella divinità tanto importante quanto schiva e segreta. Per questa ragione, dall’Ottocento, l’iconografia ufficiale della Bona Dea è mutuata sulla base di un disegno della nostra scultura votiva pubblicato per la prima volta sul Bollettino della Commissione Archeologica Comunale di Roma e poi ripreso dall’Enciclopedia dell’Arte Antica.

Dall’Ottocento, l’iconografia ufficiale della Bona Dea è mutuata da un disegno della scultura votiva posta in vendita da Bertolami Fine Arts. Il disegno fu pubblicato per la prima volta sul Bollettino della Commissione Archeologica Comunale di Roma del 1879 (n.7 pp. 227 – 236, tav.XXII) e poi ripreso dall’Enciclopedia dell’Arte Antica.

Dall’Ottocento, l’iconografia ufficiale della Bona Dea è mutuata da un disegno della scultura votiva posta in vendita da Bertolami Fine Arts. Il disegno fu pubblicato per la prima volta sul Bollettino della Commissione Archeologica Comunale di Roma del 1879 (n.7 pp. 227 – 236, tav.XXII) e poi ripreso dall’Enciclopedia dell’Arte Antica.

Una simile rarità non poteva che far gola a molti e possiamo immaginare la soddisfazione di Ettore Roesler Franz quando riuscì ad entrarne in possesso. Appassionato collezionista oltre che famoso pittore, Roesler Franz non volle mai separarsi dal prezioso oggetto. Alla sua morte, sul destino della Bona Dea calò un nero sipario e nessuno ne ha saputo più niente sino a questo suo inaspettato ritorno sul mercato.

Non capita tutti i giorni di essere in presenza di un simulacro che ha sconfitto il tempo…