Non capita sovente di veder arrivare in asta un ripostiglio del livello di quello della numero 28 – 15 dicembre 2016 di Bertolami Fine Arts. Parliamo di un ripostiglio di monete incuse della Magna Grecia e, pertanto, non ci sorprende lo scalpore prodotto dalla notizia di questa vendita nel mondo degli appassionati di numismatica.

Chiariamo subito, ove ce ne fosse bisogno, che il lotto 74 – questo l’arido numero dietro al quale si cela un tesoro di commovente bellezza – è stato dichiarato di interesse archeologico ai sensi del D.L.gs. 1089/39 con D.D.R. n. 171 del 19/09/2013 della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria. Ciò significa che non potrà mai uscire dai confini italiani, né essere smembrato e che chi lo acquisterà dovrà comunicare alla soprintendenza competente il luogo in cui esso sarà custodito e ogni suo spostamento. Parliamo insomma di un bene che non potrà essere oggetto di speculazioni commerciali, circostanza che rende questa operazione anche per noi commercialmente difficile.

La consapevolezza dell’alto rischio commerciale non è stata però una ragione abbastanza forte da indurre BFA a sottrarsi a un’avventura così emozionante. Siamo infatti convinti che il lavoro svolto da una casa d’aste non sia sempre circoscritto a un ambito puramente mercantile ma che possa tradursi in contributi scientificamente rilevanti per l’approfondimento di una disciplina. Il nostro in questo caso è stato quello di catalogare e pubblicare il ripostiglio per intero. Ora, grazie al lavoro di una casa d’aste – un tipo di lavoro spesso aprioristicamente sottovalutato – un prezioso patrimonio numismatico è finalmente di proprietà intellettuale della collettività e chiunque, senza alcun tipo di limitazione, potrà farne oggetto di studio e pubblicazione scientifici. Studi necessari, perché la monetazione incusa della Magna Grecia è ancora avvolta da molti misteri e si spera che dall’analisi comparata di questo reperto con gli altri tre tesoretti dello stesso tipo esistenti, tutti conservati nel Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, possa arrivare un contributo alla soluzione di questioni da anni al centro di un vivace dibattito scientifico.

In attesa di ampie disamine, abbiamo chiesto a un numismatico di rango come Fiorenzo Catalli una descrizione “in pillole” delle magiche monete incuse che abbiamo in questi giorni la gioia di custodire e ascoltare, dal momento che sono parlanti. Ponete anche voi orecchio alle loro voci, remote ma inconfondibili. Esse dicono: “Io sono la moneta dei Sibariti”,” Io sono la moneta dei Metapontini”, “Io sono la moneta dei Crotoniati”, “Io sono la moneta dei Cauloniesi”. Solo gli oggetti della Grecia arcaica sono così beneducati da presentarsi a chi li utilizza!

Un ricco ripostiglio di incusi d’argento coniati tra il VI e il V secolo a.C. dalle zecche achee della Magna Grecia di Sibari, Metaponto, Crotone e Caulonia Del ripostiglio fanno parte128 monete incuse in eccellente stato di conservazione, tre delle quali del tutto inedite Lotto 74 Asta 28 BFA – Roma, 15 dicembre 2016 Stima € 180.000/220.000

Un ricco ripostiglio di incusi d’argento coniati tra il VI e il V secolo a.C. dalle zecche achee della Magna Grecia di Sibari, Metaponto, Crotone e Caulonia
Del ripostiglio fanno parte128 monete incuse in eccellente stato di conservazione, tre delle quali del tutto inedite
Lotto 74 Asta 28 BFA – Roma, 15 dicembre 2016
Stima € 180.000/220.000

UN RICCO GRUZZOLO DI MONETE INCUSE DELLA MAGNA GRECIA DESCRITTO “IN PILLOLE”

da Fiorenzo Catalli

Cos’è un “ripostiglio”

Nella terminologia numismatica il nome ripostiglio, o tesoretto, indica un nucleo di monete ritrovate in blocco, da valutare alla stregua di un salvadanaio cui il proprietario destinava somme messe da parte per esigenze future.

Al di là del valore del ritrovamento, che può essere più o meno consistente, dietro a ogni tesoro ritrovato c’è una storia generalmente destinata a rimanere segreta. È logico ipotizzare che le condizioni più favorevoli per la predisposizione dei ripostigli si creassero nei momenti di maggior pericolo, guerre o invasioni, ma, come sappiamo, anche in tempo di pace l’esigenza di accantonare danaro può sorgere per i motivi più disparati. Altrettanto logica la conclusione che a offrirci la fortunata possibilità di recuperare questi gruzzoli sia stata la drammatica circostanza della morte del loro proprietario senza che questi potesse o volesse informare qualcuno del prezioso occultamento.

Sarebbe sbagliato credere che i ripostigli rispecchino sempre il tipo e la qualità di tutto il circolante al momento della loro costituzione nel territorio ove operavano i proprietari, perché costoro, certamente, tendevano a selezionare gli esemplari da accantonare.

Nella maggior parte dei casi si nota una maggiore concentrazione di emissioni del periodo che immediatamente precede quello di chiusura oppure l’ultima operazione di deposito o prelievo effettuata dal proprietario. La moneta cronologicamente più recente ci consente di ipotizzare la data dell’occultamento del ripostiglio.

Il ripostiglio BFA Asta 28: 128 monete incuse d’argento coniate tra il VI e il Vsec. a.C. dalle zecche achee magnogreche di Sibari, Metaponto, Caulonia e Crotone.

Il ripostiglio di monete incuse di zecche magno greche (di cui all’asta 28 di Bertolami Fine Arts, lotto 74) presenta un particolare interesse per la qualità e quantità delle emissioni presenti. Si tratta di 128 esemplari in argento delle zecche di Metaponto, Sibari, Crotone e Caulonia appartenenti alla più remota produzione monetaria di queste città achee dell’Italia antica.

L’idea di moneta giunge in Italia – nelle zone occupate dalle colonie achee dello Ionio – dalla Grecia. Le prime zecche ad attivarsi, probabilmente a partire dal 550 a.C., furono appunto quelle di Metaponto, Sibari, Caulonia e Crotone che utilizzarono il medesimo standard ponderale con uno statere- didramma a ca. g 8,00 diviso in terzi e sesti.

Caratteristica di questa fase primitiva è la produzione di monete che presentano un dritto in rilievo e un verso incavo. L’effetto non viene ottenuto, come si sarebbe a tutta prima portati a pensare, tramite l’applicazione di una tecnica a sbalzo, ma usando due conii, in genere, ma non sempre, con immagini pressoché uguali e poste sullo stesso asse. L’inusuale e, per molti versi, misterioso procedimento è da anni alla ricerca di una spiegazione. Alcuni studiosi hanno suggerito collegamenti con l’arte orafa, pensando in particolare al cesello, altri con l’influsso della dottrina pitagorica “degli opposti”. Tesi peraltro respinta da quanti sono convinti che Pitagora sia giunto a Crotone, dove fondò la Scuola Pitagorica, solo nel 530 a.C., vale a dire vent’anni dopo la data fissata per l’inizio della coniazione delle monete incuse. Ove pertanto si volesse prendere in considerazione l’idea di un’influenza esercitata da Pitagora, dovremmo rivedere o la data del suo sbarco in Magna Grecia o quella comunemente assunta per segnalare la partenza della misteriosa monetazione con il fronte convesso e il retro incavo (550 a.C.).

Sibari, Statere - 550-500 a.C. Da un ripostiglio di incusi d’argento coniati tra il VI e il V secolo a.C. dalle zecche achee della Magna Grecia di Sibari, Metaponto, Crotone e Caulonia Lotto 74 Asta 28 BFA – Roma, 15 dicembre 2016 Stima € 180.000/220.000

Sibari, Statere – 550-500 a.C.
Da un ripostiglio di incusi d’argento coniati tra il VI e il V secolo a.C. dalle zecche achee della Magna Grecia di Sibari, Metaponto, Crotone e Caulonia
Lotto 74 Asta 28 BFA – Roma, 15 dicembre 2016
Stima € 180.000/220.000

Sibari

La spinosa questione cronologica della monetazione incusa gira attorno a un’unica data certa: il 510 a.C., cioè l’anno in cui Sibari fu distrutta da Crotone. La circostanza che Sibari abbia coniato esclusivamente monete incuse ci permette infatti di concludere con certezza che l’introduzione della tecnica incusa preceda l’anno della distruzione di quella colonia.

Di Sibari, nel ripostiglio in analisi, sono presenti stateri-didramme e terzi di statere-dracme con rovescio incuso. Nella monetazione sibarita Il tipo del toro, probabilmente allusivo ad una personificazione di uno dei fiumi, il Sibari o il Crati, attorno ai quali fu fondata la città, è accompagnato dall’iniziale Sy per Sybaritan, vale a dire: io sono la moneta dei Sibariti

Metaponto, Statere - 540-510 a.C. Da un ripostiglio di incusi d’argento coniati tra il VI e il V secolo a.C. dalle zecche achee della Magna Grecia di Sibari, Metaponto, Crotone e Caulonia Lotto 74 Asta 28 BFA – Roma, 15 dicembre 2016 Stima € 180.000/220.000

Metaponto, Statere – 540-510 a.C.
Da un ripostiglio di incusi d’argento coniati tra il VI e il V secolo a.C. dalle zecche achee della Magna Grecia di Sibari, Metaponto, Crotone e Caulonia
Lotto 74 Asta 28 BFA – Roma, 15 dicembre 2016
Stima € 180.000/220.000

Metaponto

Il tipo scelto dalla città di Metaponto è invece quello della spiga, allusivo della sua maggiore attività economica, accompagnato dall’iniziale Meta per Metapontion, la moneta cioè, secondo l’uso del greco arcaico, dichiara in prima persona: io sono la moneta dei Metapontini.

Nel ripostiglio sono presenti le più antiche emissioni metapontine di stateri-didramme, terzi di statere-dracme (con spiga incusa al rovescio), sesti di statere-trioboli (questi ultimi con bucranio incuso al posto della spiga) da collocare entro la prima metà del V secolo a.C.

Caulonia, Statere - 525-500 a.C. Da un ripostiglio di incusi d’argento coniati tra il VI e il V secolo a.C. dalle zecche achee della Magna Grecia di Sibari, Metaponto, Crotone e Caulonia Lotto 74 Asta 28 BFA – Roma, 15 dicembre 2016 Stima € 180.000/220.000

Caulonia, Statere – 525-500 a.C.
Da un ripostiglio di incusi d’argento coniati tra il VI e il V secolo a.C. dalle zecche achee della Magna Grecia di Sibari, Metaponto, Crotone e Caulonia
Lotto 74 Asta 28 BFA – Roma, 15 dicembre 2016
Stima € 180.000/220.000

Caulonia

Monete incuse sono state coniate, forse con un leggero ritardo, anche da Caulonia, città di fondazione crotoniate. Gli esemplari coniati dalla sua zecca presenti nel ripostiglio sono stateri-didramme ed un solo esemplare di terzo di statere-dracma, tutti con il tipo di Apollo con ramo nella d. e daimon sul braccio sinistro accompagnato dalla legenda Kaul . Il tipo si ripete incuso al rovescio.

Crotone, Statere 530-500 a.C. Da un ripostiglio di incusi d’argento coniati tra il VI e il V secolo a.C. dalle zecche achee della Magna Grecia di Sibari, Metaponto, Crotone e Caulonia Lotto 74 Asta 28 BFA – Roma, 15 dicembre 2016 Stima € 180.000/220.000

Crotone, Statere 530-500 a.C.
Da un ripostiglio di incusi d’argento coniati tra il VI e il V secolo a.C. dalle zecche achee della Magna Grecia di Sibari, Metaponto, Crotone e Caulonia
Lotto 74 Asta 28 BFA – Roma, 15 dicembre 2016
Stima € 180.000/220.000

Crotone

Crotone è la zecca maggiormente rappresentata nel ripostiglio, a testimonianza di una produzione sicuramente più ampia, con stateri-didramme, terzi di statere-dracme, sesti di statere-trioboli e oboli. Le serie più antiche, collocabili nei decenni 530-500 a.C., hanno il tipo del tripode con legenda kro, che in alcune serie al rovescio viene sostituito dal tipo dell’aquila, sempre incusa, mentre altre serie presentano entrambi i lati con tipi in rilievo in cui il tripode è accompagnato da un kantharos, dal Pegaso o dal granchio. Queste ultime potrebbero scendere cronologicamente al primo quarto del V secolo a.C.