Opere d'arte antica a trattativa privata

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FRANÇOIS PERRIER

(Salins, 1590 – Parigi, 1650)

Salvataggio di Pirro

Olio su tela, cm 116 x 158

DESCRIZIONE

François Perrier, detto il Borgognone per le sue origini, si formò a Ligne prima di arrivare a Roma dove rimase influenzato dallo stile di Giovanni Lanfranco. Tornato in Francia, dopo un beve soggiorno a Lione, si stabilì a Parigi. Qui lavorò a fianco di Simon Vouet ed ebbe come allievo Charles Le Brun.

Nella città pontificia, il pittore si distinse, oltre che nelle decorazioni dei soffitti di palazzo Peretti, anche come incisore, pubblicando alcune raccolte di acqueforti raffiguranti statue e bassorilievi antichi.
Le sue opere risentono del forte impianto barocco con l’inserimento di elementi classici così come si riscontra nella tela qui presentata, il Salvataggio di Pirro. Come narra Plutarco, il bambino, futuro re dell’Epiro, fu trasportato in Illiria, dopo la morte del padre.
Qui è raffigurato il momento in cui, fuori dalla reggia di Glaucia, tre valorosi giovani, che avevano salvato il fanciullo, lottano per esso e le nutrici, sulla destra, piangenti, attendono che gli sia data accoglienza.
L’opera è firmata col monogramma del pittore “FP” sulla pietra in basso a sinistra che uno dei soldati sta
per scagliare.

GIOVANNI FRANCESCO GRIMALDI

(Bologna, 1606 – Ivi, 1680)

Paesaggio con Tobiolo e l’arcangelo

Olio su tela, cm 97 x 133,4
Provenienza: Collezione privata

DESCRIZIONE

Questo dipinto è un tipico esempio di paesaggio ideale in cui ogni singolo elemento naturale viene inserito in una composizione perfettamente calibrata. La perfetta fusione tra i personaggi sacri dipinti – Tobiolo e l’arcangelo -, la loro storia e il rapporto con il paesaggio circostante sono parte di quella ricerca dell’equilibrio formale e della bellezza idilliaca che gli specialisti nella pittura di paesaggio cercheranno di approfondire e di ricreare idealmente nelle loro tele.

Il quadro, in perfetto stato di conservazione, è stato dipinto probabilmente intorno agli anni sessanta del Seicento quando l’artista, già reduce da diversi anni dal cantiere della chiesa di S. Martino ai Monti, fu impegnato in una serie di opere da cavalletto per importanti esponenti della classe nobiliare.

Giovanni Francesco Grimaldi
Bologna, 1606 – Ivi, 1680

Pittore principalmente di storie e di paesaggi, dal colore forte e dall’abbondante uso del verde, con il tempo si specializzerà molto nella pittura illusoria e di decorazione. La sua formazione, avvenuta tra Bologna, città dove nacque, e Roma, si pone nel solco dei Carracci che rappresentavano una delle principali scuole pittoriche del XVII secolo.

MARCO RICCI

(Belluno, 1676 – Ivi, 1729)

Foro Romano

Olio su tela, cm 100 x 140
Provenienza: Collezione privata

DESCRIZIONE

Questo dipinto, realizzato probabilmente quando il pittore era a Roma, è un capriccio che raffigura il Foro Romano – si riconoscono la mole del Tempio di Antonino Pio e Faustina sulla sinistra, il Tempio di Vesta al centro e parte del portico neroniano – espresso con grande enfasi drammatica, privilegiando i toni bruni del colore e il chiaroscuro marcato.

La pennellata vibrante, unita al tocco realistico tipico del suo stile, conferiscono al quadro una lettura quasi romantica che il pittore aveva appreso dalle tele di Rosa. L’albero sulla sinistra che si piega sotto la forza del suo stesso peso è una citazione che ritorna in altre opere dell’artista.

PIERRE LE GROS (attrib.)

(Parigi, 1666 – Roma, 1719)

Coppia di leoni

Bronzo dorato, cm 13 x 28

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I due leoni, seppure apparentemente uguali, presentano delle differenze nel modellato e nell’espressione, tali da costituire due opere distinte sebbene concepite come un unicum inscindibile.
Realizzati con la tecnica della fusione “a cera persa”, e rifiniti mediante un’accuratissima opera di bulino a freddo, queste sculture costituiscono un esempio straordinario di elevatissima qualità sia nel modellato che nell’esecuzione tecnica. Restano, inoltre, traccia della doratura a mercurio a cui la coppia di leoni è stata sottoposta dopo il lavoro a bulino.

Da un punto di vista stilistico, queste due opere della bronzistica romana vanno ascritte, con tutta probabilità, alla mano di Pierre Le Gros che le realizzò a Roma dopo il suo trasferimento da Parigi. In particolare è documentato che lo scultore eseguì numerose commissioni per Livio Odescalchi, nipote prediletto di Innocenzo XI, e precisamente opere di piccole e medie dimensioni in bronzo e in argento.

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